Breve biografia dei Magistrati G. Falcone e P. Borsellino e le loro frasi storiche

In occasione della conferenza Uni Ter che si terrà il giorno 20/02, Antonia Tallarida invia anche il suo contributo per i suoi ragazzi: una breve biografia dei due magistrati e una piccola raccolta delle loro frasi storiche.

Giovanni Falcone

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Nato a Palermo il 20 maggio 1939, Giovanni Falcone consegue la laurea in Giurisprudenza nell’Università di Palermo nel 1961, discutendo con lode una tesi sull’ “Istruzione probatoria in diritto amministrativo”. Prima di entrare nella magistratura, compie una breve esperienza presso l’Accademia navale di Livorno.

Dopo il concorso in magistratura, nel 1964, diventa pretore a Lentini per trasferirsi subito come sostituto procuratore a Trapani, dove rimane per circa dodici anni. In questa sede egli matura l’inclinazione verso il settore penale: come egli stesso dirà poi: “era la valutazione oggettiva dei fatti che mi affascinava” nel contrasto con certi meccanismi “farraginosi e bizantini” particolarmente accentuati in campo civilistico.

Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affida nel maggio ’80 le indagini contro Rosario Spatola, un processo che investiva anche la criminalità statunitense. Con questa prima esperienza egli avverte come nel perseguire i reati e le attività di ordine mafioso occorra avviare indagini patrimoniali e bancarie (anche oltre oceano), e come, soprattutto, occorresse la ricostruzione di un quadro complessivo, una visione organica delle connessioni, la cui assenza, in passato, aveva provocato la “raffica delle assoluzioni” nei processi.

Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici viene ucciso con la sua scorta,  lo sostituisce Antonino Caponnetto, il quale riprende l’intento di assicurare agli inquirenti le condizioni più favorevoli nelle indagini sui delitti di mafia. Si costituisce allora il cosiddetto “pool antimafia”, sul modello delle èquipes attive nel decennio precedente di fronte al fenomeno del terrorismo politico. Del gruppo fa parte, oltre lo stesso Falcone, anche Paolo Borsellino.
Il 20 giugno ’89 si verifica il fallito e oscuro attentato dell’Addaura presso Mondello (Palermo), a proposito del quale Falcone ha affermato: “Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi”.

Giovanni Falcone viene assassinato a Capaci il 23 maggio 1992, insieme alla moglie Francesca Morvillo, magistrato, e agli agenti della scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Paolo Borsellino

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Borsellino nasce a Palermo il 19/1/1940. La famiglia vive in un quartiere borghese di Palermo: la Magione. Borsellino è molto attaccato a questo quartiere dove ha trascorso la giovinezza. Dopo avere frequentato il Liceo classico “Meli”, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Palermo. Il 27 giugno 1962, all’età di appena 22 anni, Borsellino si laurea con 110 e lode e nel 1975 entra all’Ufficio istruzione processi penali di Palermo sotto la guida di Rocco Chinnici.

Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia e da questo momento comincia il suo impegno senza sosta per sconfiggere l’organizzazione mafiosa.

Nel 1980 arriva l’arresto dei primi sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano Basile viene ucciso in un agguato. Per la famiglia Borsellino arriva la prima scorta con le difficoltà che ne conseguono. Da questo momento il clima in casa Borsellino cambia e il giudice stesso deve relazionarsi con “quei ragazzi” che gli sono sempre a fianco e che cambieranno per sempre le abitudini sue e della sua famiglia.

La scorta costringe il giudice e la sua famiglia a convivere con un nuovo sentimento: la paura. E’ così che Borsellino ne parla e l’affronta: “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti.” Borsellino entra a far parte del Pool antimafia di Palermo, che comprende quattro magistrati. Falcone e Borsellino lavorano l’uno a fianco all’altro, sotto la guida di Rocco Chinnici.

I magistrati del pool vogliono scuotere le coscienze dei giovani e sentire intorno a sé la stima della gente. Così Borsellino comincia a partecipare ai dibattiti nelle scuole, alle feste giovanili di piazza, alle tavole rotonde per sconfiggere una volta per sempre la cultura mafiosa.

Borsellino è convinto che per sconfiggere la mafia i pentiti abbiano un ruolo fondamentale. I giudici dovranno controllare le loro dichiarazioni e ricercare i riscontri in modo che ogni fatto possa essere provato. Nel maggio 1992 Falcone raggiunge i numeri necessari per l’elezione a superprocuratore, ma il giorno dopo egli viene ucciso insieme alla moglie, a Capaci. Falcone muore tra le braccia di Borsellino: il quel momento tutti i momenti trascorsi insieme gli tornano alla mente.

Egli vuole collaborare alle indagini sull’attentato di Capaci di competenza della procura di Caltanissetta. Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Il 19 luglio 1992 alle 7,00 il procuratore Giammanco gli comunica telefonicamente che finalmente avrà quella delega. Lo stesso giorno Borsellino va nella casa del mare, a Villagrazia, con la scorta. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico e con l’esplosione dell’autobomba sotto la casa, in via D’Amelio, muore con tutta la scorta. E’ il 19 luglio del 1992.

 

falcone_frasiLe frasi storiche di Giovanni Falcone

  • La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.
  • L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!
  • Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
  • Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.
  • Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.
  • La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.
  • Ogni uomo ha il compito di compiere il proprio dovere anche se porta a grandi sacrifici, questo ci distingue tra gli altri.
  • Noi tutti abbiamo piena coscienza di quello che facciamo e cosa rischiamo ma lo facciamo per il bene dello Stato.
  • Gli uomini passano ma gli ideali restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
  • Il coraggioso muore una volta, il codardo 100 volte al giorno.
  • Non è retorico nè provocatorio chiedersi quanti altri coraggiosi imprenditori e uomini delle istituzioni dovranno essere uccisi perchè i problemi della criminalità organizzata siano finalmente affrontati in modo degno in un paese civile.
  • A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

 

borsellino_frasiLe frasi storiche di Paolo Borsellino

  • Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose.
  • Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.
  • A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato.
  • Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.
  • Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno.
  • Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.
  • È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.
  • La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
  • Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
  • Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento… Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno.
  • I giudici continueranno a lavorare e a sovraesporsi e in alcuni casi a fare la fine di Rosario Livatino, assassinato dalla Mafia, i politici appariranno ai funerali proclamando unità di intenti per risolvere questo problema e dopo pochi mesi saremo sempre punto e accapo.

Autore articolo: Antonia Tallarida