PIANO VACCINI E DINTORNI

Se il piano vaccini avrà raggiunto gli obiettivi del governo nel quarto trimestre di quest’anno, il tasso di letalità del Covid-19 potrebbe diventare simile a quello di un’influenza stagionale, passando cioè dagli undici decessi su mille infetti, a pochissimi (anche se un decesso è di per sé una tragedia per chi ne è coinvolto). A quel punto gli ospedali saranno in grado di gestire il virus insieme all’attività di routine, senza dover rimandare per mesi, e per milioni di persone, interventi chirurgici e visite specialistiche, come quelle di prevenzione oncologica: con le conseguenze che conosciamo e di cui pagheremo il prezzo in un futuro molto prossimo.
(…) A differenza di un terremoto o uno tsunami, la pandemia non ha una fine ”naturale”. Può durare a lungo ed anche diventare un rischio endemico.
Queste caratteristiche costituiscono un terreno fertile per l’innesco di due diverse tendenze.
La prima è negativa e centrifuga: ansia, paura, incertezza generano l’impulso a isolarsi, a costruire barriere. La seconda si collega all’impatto che attiva antagonismi distributivi e una competizione sociale per misure compensative.
La vaccinazione di massa rimane comunque la strada maestra per uscire dall’epidemia e per prevenirne le varie eventuali future “ondate”. Così, come lo saranno i probabili richiami annuali insieme al mantenimento delle misure di precauzione (mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani.).
Le ondate del virus non si fermeranno con danze esoteriche; abbassare il tasso di letalità dovrebbe essere il nostro mantra!
Perciò è essenziale che l’Italia porti avanti questa strategia con velocità ed efficienza, dando priorità alle persone fragili, a partire dai più anziani: salvo che non si voglia ripartire senza gli anziani, lasciando passare il messaggio implicito che mantenere accesi i motori dell’economia, sia più importante rispetto alla protezione dei deboli.
Quest’ultima scelta sarebbe un errore strategico, oltre che di civiltà.

Autore articolo: Giorgio Fiorini

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