La questione femminile

Nel gran parlare (giustissimo per altro) di guerra e di pace, ci possono sfuggire delle cose importanti come l’argomento in oggetto. Di seguito ricordo due personaggi femminili e un paio di commedie, importanti esempi del processo di emancipazione cui donne e autori teatrali si sono impegnati per rendere evidente la discriminazione culturale esistente nei confronti delle donne, in una società subdolamente patriarcale anche nel XX secolo. Il primo personaggio è Wirginia Woolf (1882-1941). Ricordare i suoi principali capolavori (La signora Dalloway, Gita al faro e Orlando) ha un valore relativo e riduttivo, poiché basta andare su Internet per conoscere quante numerose e importanti opere abbia scritto sia in prosa, sia attraverso saggi. Ciò che mi ha colpito in particolare della sua vita, è che non le fu concesso, secondo le regole vittoriane, di frequentare nessun istituto scolastico. In uno dei suoi saggi sulla condizione femminile, “Tre ghinee”, esprime l’idea che, a causa della millenaria esclusione sociale femminile, la donna abbia acquisito una cultura completamente difforme da quella maschile, che pure deve subire. Concetto che rende esplicito nel saggio “Una stanza tutta per me”, dove riporta che una donna per scrivere un romanzo deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé. Richieste rivoluzionarie sia per quel tempo e sia anche oggi in alcuni Paesi. In un altro passo del saggio ricorda che “Picchiare la moglie era un diritto riconosciuto dell’uomo e praticato senza vergogna dai nobili come dai popolani. Una figlia che rifiutasse di sposare l’uomo scelto dai genitori poteva essere rinchiusa, battuta e bastonata …” Situazione presente tuttora in molti Paesi. In altri saggi, Virginia Woolf prende in considerazione la necessità di creare movimenti per l’affermazione dei diritti delle donne che dal diffondersi dell’illuminismo non avevano avuto i vantaggi sperati. A questo proposito basta ricordare come la rivoluzione francese avesse soffocato sul nascere le loro rivendicazioni. Infatti, la scrittrice francese, commediografa e attivista sociale (è il secondo personaggio femminile che vorrei ricordare) Olympe de Gouges (1748-1793) aveva scritto nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, che avrebbe voluto fosse sancita accanto alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il suo testo giuridico non fu preso in considerazione dalla Convenzione nazionale allora imperante, anzi l’attività della De Gouges fu osteggiata. Facendo un salto e avvicinandoci ai “tempi moderni” del XX secolo, vorrei segnalare che ai commediografi italiani va il merito di aver denunciato due aberranti comportamenti dell’area mediterranea quali il “matrimonio riparatore” e “Il delitto d’onore”. Sul primo argomento fu il commediografo siciliano Nino Martoglio (1870-1921) a prendere le difese della donna nella sua commedia “Voculanzicula”, nella quale la protagonista rifiuta il cosiddetto “matrimonio riparatore” da parte del giovane che l’ha rapita. Per la cronaca, basta pensare che il primo caso che si abbia pubblica notizia è del 1967 in Sicilia: Franca Viola di Alcamo. Anni prima (1923) nella commedia “Un marito” il triestino Italo Svevo (1861-1928) aveva posto il problema del “delitto d’onore” che consentiva impunemente per legge di uccidere il coniuge trovato in flagranza di adulterio. Ma al di là dei sentimenti umani e della volontà di liberare la donna dai suoi lacci culturali, famosi autori e autrici di sceneggiature teatrali, romanzi e saggi, che si sono impegnati ad affrontare la condizione femminile nella società si sono sempre scontrati con la dura realtà di un mondo eminentemente monopolizzato da decisori uomini. Solo negli ultimi tempi si notano cambiamenti che vedono protagoniste le donne non solo tra le mura domestiche, ma anche nel mondo del lavoro e nella politica. E personalmente, ho il privilegio di collaborare nel Consolato Metropolitano di Milano della Federmaestri, a livello sia della Segreteria sia del Gruppo scuola, con Maestre del Lavoro la cui storia lavorativa e l’impegno nell’associazione testimonia questa tendenza.

Autore articolo: Mdl Giorgio Fiorini