Missili sexy

Oggi molte parole, siano esse aggettivi o sostantivi, hanno perso il senso profondo del loro significato. Offuscano l’evolversi di una cultura vivificante e preparano al pessimismo e all’accettazione dello “stato di fatto”. Ad esempio, i missili, secondo un personaggio tra i più potenti al mondo, sono belli e intelligenti (“nice and smart”). In passato si era già parlato di armi (bombe) intelligenti, non è quindi il secondo aggettivo che sorprende, quanto la combinazione dei due. Sono stati usati come in genere le famiglie indicano i connotati somatici e intellettivi dei propri figli: quelli più belli e amati, naturalmente. Oddio, definire intelligente l’azione di un missile che centra gli arsenali di gas tossici, è come qualificare furba quella di buttare un petardo sulla cacca di un cane. Ammetto di aver usato un paragone un po’ forzato, ma volevo sottolineare la mia convinzione che è sempre meglio spargere merda che liberare cloro nell’atmosfera in combinazione con altri elementi “urticanti”. Ma focalizziamoci sulla bellezza dei missili intelligenti. La qualifica di bello si attribuisce in genere a un oggetto (o a una persona) che suscita emozioni piacevoli. Una sensazione tale che spesso produce una forma di coinvolgimento erotico. Come lo possano suscitare i missili al personaggio in questione rimane arduo da capire. Fatto è che li trova così conturbanti al punto da twittare che questi messaggeri di morte sono belli!  Forse la bellezza insita nella siluette metallurgica di queste armi, che si librano rilasciando una scia luminosa nel cielo prima del colpo finale, procura in particolari individui (non certo a chi li riceve in testa) una forma di sindrome di Stendhal: un capogiro che si prova al cospetto di miracoli dell’arte. Per alcune persone potrebbero essere prodotti che meritano di essere esposti al MoMA, come simboli dell’arte post-post moderna. Manufatti che, nella versione mini a corto raggio, potrebbero anche essere fabbricati con le nuove stampanti 3D. Saremo in grado persino di ordinarne una confezione su Amazon e tenerli nel box di casa, per usarli in occasione delle feste di capodanno o carnevale. Sorge a questo punto una delle mie domande (im)pertinenti. Va be’, le parole saranno anche bisbetiche, come diceva Alessandro Manzoni, ma mi chiedo: quando abbiamo incominciato a disinteressarci della proprietà del loro significato? È stato prima o dopo la perdita del nostro senso estetico e di quello etico?

Autore articolo: Mdl Giorgio Fiorini