Che “scatti”!

Ieri sono stata all’inaugurazione della mostra fotografica di Domenico Travaglini presso la biblioteca di Arese ed  stato proprio un piacere fermarsi davanti ad ogni fotografia e tentare di cogliere il significato che l’autore cerca di trasmettere all’osservatore.
Questo interrogativo è stato presto svelato da lui stesso, quando ha spiegato in termini molto semplici e chiari,  il suo modo di fotografare: il suo scatto va al nocciolo dell’immagine ed elimina tutto ciò che c’è di superfluo, così ci sono fotografie che ci ricordano addirittura quadri astratti.
Quello che trovo più intrigante è il fatto, che sa far nascere,  in chi vede la foto,  la curiosità di saperne di più e la voglia di prendere la macchina fotografica e provare a mettere in pratica quanto ci ha suggerito.

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Autore articolo: Alba Bordini

5 thoughts on “Che “scatti”!

  1. Sono pienamente d’accordo con Alba.
    Quegli scatti ti sorprendono per bellezza ed originalità.
    Non si limitano a descrivere qualcosa che potremmo incontrare, ma si soffermano
    su un particolare, colto da un punto di vista del tutto inaspettato.
    Come l’aprirsi improvviso di uno squarcio in un mondo “normale”, così che ciascuno possa scorgere e intuire qualcosa di unico.
    Piera C.

  2. Che dire? La visita, se pur breve, è stata una piacevole conferma di quanto già sapevo sulle capacità di Domenico di cogliere cose che ad un occhio “comune” il più delle volte sfuggono.
    Il suo evidenziare contrasti di situazioni, di oggetti o di semplici colori rende i suoi scatti davvero coinvolgenti ed immediati, pur lasciando a chi guarda la possibilità di scoprire le motivazioni più profonde e le interpretazioni più diverse. Bravo!
    Emilio.

  3. Una Mostra di fotografie che impressiona, che un po’ sgomenta perché muta indirizzo quasi a ogni passaggio…e fa rimanere perplessi. Cosa insegue Travaglini? Cosa ci vuol dire?
    Provo a entrare nei suoi viaggi di piacere e d’amore, perché la sensazione di godimento permea ogni sua opera.
    Nel mondo che osserva, dovunque si trovi, egli va a caccia di impressioni; non è alla ricerca di soddisfare un suo prescelto obiettivo che d’altronde non si pone; si abbandona ad una innata curiosità, da esperto, e guarda. Si affida all’impressione del momento, osserva la realtà che lo circonda. Va a una caccia in libertà, senza paletti mentali. Attende che l’occhio esperto gli trasmetta un’emozione stabile, di rado si fa sorprendere dalla casualità improvvisa. Cerca qualcosa che lo stupisca, che nasconda un messaggio, che evochi un dramma (come ‘un’offesa alla natura’, come ‘neve sulle macerie’ ), una solitudine (come ‘un uomo stanco nel bar’, una gioia intima (come ‘le
    viste panoramiche sui monti’. Non ha fretta, attende l’ombra che arriva, cerca l’angolazione opportuna, e perfeziona la geometria di un’opera d’architettura.
    Eppure a volte la realtà gli offre un’improvvisa casualità d’immagine, che coglie, fissa ma poi relega ad avvenimento eccezionale (come ‘la fanciulla che scivola sul bagnato’, come dove ‘ruba al mare e all’onda un gioco di prestigio sulla rena’.
    Non è geloso della sua arte: offre a chi lo ascolta i segreti delle sue opere, li descrive e apre un ricco bagaglio di esperienze e di effetti raggiungibili. E ci spiega come: poiché la sua foto deve superare l’esame del suo perfezionismo evocativo, allontana dal quadro finale qualsiasi disturbo ritenga o giudichi superfluo, non cancellando o modificando, ma solo chiudendo il quadro nell’essenziale contorno.
    Ogni foto è segnata da purezza, perché nelle sue opere non c’è alcuna manipolazione correttiva. C’è bellezza, c’è sorpresa, c’é verità, c’è amore.
    E l’ammirazione di chi guarda e legge le sue opere.

    Arese, Guido Fulchignoni

  4. Grazie Emilio,grazie Guido.L’autorevolezza dei vostri pareri,vuoi per un verso , vuoi per un altro, mi fa sentire straordinariamente lusingato.Non nego di provare quella sottile tentazione, ahime’ sempre in agguato,di …pavoneggiarmi un po.Tante vive cordialita’Domenico

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